Leo Chieregato

Poeta del disegno
e del colore

Nel bosco ci sono sentieri che, sovente ricoperti di erbe, si interrompono improvvisamente nel fitto. Ognuno di essi procede per suo conto, ma nel medesimo bosco. L’uno sembra sovente l’altro: ma sembra soltanto. Legnaioli e guardaboschi li conoscono bene. Essi sanno che cosa significa ”trovarsi in un sentiero che, svia .

Il pensiero di Martin Heidegger posto all’inizio del libro Sentieri Interrotti, invita il lettore ad una attenta riflessione sulle complesse componenti motivazionali che legano l’artista alla sua opera d’arte, corrispondenza, che sottende spesso ed inevitabilmente il duplice atto della rivelazione e del nascondimento.

Ogni umana fatica, tutti i processi artistici, l’intera esistenza dell’uomo, sono rappresentati da un sentiero nel bosco dell’essere, un cammino che nel medesimo tempo è via e sviamento, itinerari che sono sospesi fra illuminazioni ed apparizioni, ombre e penombre.

Di questi “sentieri”, uno è stato sicuramente percorso da Leo Chieregato, un uomo ed un artista al quale vanno riconosciuti, anzitutto, la capacità e il coraggio di aver unito con umiltà, durante tutta la sua esistenza, la verità della vita e l’esigenza dell’arte, rivelando interamente la sua autentica passione e l’assoluta coerenza con se stesso.


Inutile indagare oggi se a questa unione Leo sia giunto per la via breve del sentimento o l’uomo nei gesti consueti di ogni giorno è la fonte primaria della sua ispirazione, sempre rivolta a cogliere il tratto caratteristico del personaggio, l’innocenza o il candore del momento. La figura umana nel suo genuino realismo è per Leo l’elemento capace, più di ogni altro, di offrire le più intense emozioni, avviando spontaneamente un autentico processo di introiezione. Non l’uomo qualunque, ma il mondo dei contadini, degli anziani, della povera gente, di coloro ai quali la fortuna è passata senza dar loro ascolto. Non di rassegnati, ma di umili persone, le quali, con ammirevole


Egli usa quasi sempre attrezzi e materiali modesti, spesso riciclati o accomodati sul momento, le sue precarie economie non gli permettevano diversamente, ma è proprio questo aspetto semplice e antiaccademico, sta alla base del suo stile e del suo modo di vedere e fare le cose. Se vogliamo, un’autentica originalità.


La primavera è la stagione nella quale tutto si riapre e si rinnova, dopo il lungo riposo invernale, nei campi i fiori appena sbocciati, emanano il loro intenso profumo, gli alberi si rivestono di foglie verdi e di fiori candidi e fra gli steli del grano spuntano i papaveri rossi…

E’ l’appuntamento tanto atteso anche dal cuore di Leo, perché è adesso che inizia il suo slancio emotivo verso una meta lontana, la sua vecchia bicicletta e quella valigetta, color testa di moro, sono pronte per compiere chissà quanti chilometri di strade polverose, attraverso campagne assolate divise da interminabili filari di viti…

La mano, la pipa, il naso e il cappello del vecchio, sono allineati lungo la diagonale del dipinto allo scopo di condurre lo sguardo dello spettatore, oltre lo spazio visibile,immergendolo in quella celeste dimensione dove, per dirla con le parole di D. M. Turoldo, non ci sarà un solo angolo, un remoto angolo per il più segreto dei pensieri. Il cuore sarà cavo come il buco nero in mezzo alle galassie. La mente di tutti una lavagna nera…